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Per varie ragioni, ripeto, è necessario leggere la Divina Commedia prima (della Vita Nuova ndt). La prima lettura della Vita Nuova non ci dà altro se non una visione pittoresca Pre-Raffaelita. La Commedia ci introduce al mondo dell’immaginario medioevale, nell’Inferno in maniera più fisica, nel Paradiso in maniera più rarefatta. Ci introduce anche al mondo del pensiero medioevale e al dogma: di gran lunga più facilitati coloro i quali hanno una preparazione universitaria in Platone e Aristotele, ma comunque possibile anche senza. Con la Vita Nuova ci tuffiamo direttamente nella sensibilità medioevale. Non è, per Dante, un capolavoro, tanto che è più saggio per noi leggerlo innanzi tutto per la luce che può darci sulla Commedia più che per il suo valore intrinseco.

Letto in questa maniera può essere più utile di dozzine di commentari. L’effetto di molti libri su Dante è di dare l’impressione che sia più necessario leggere di lui piuttosto che di quello che ha scritto. Ma il passo successivo dopo aver letto Dante più e più volte dovrebbe essere quello di leggere qualche libro che lui aveva letto, piuttosto che i libri moderni sul suo lavoro e la sua vita e tempi, per quanto siano buoni. Potremmo essere facilmente distratti dal seguire le storie degli Imperatori e dei Papi. Con un poeta come Shakespeare è meno frequente ignorare i testi a favore dei commenti. Con Dante c’è ancora di più la necessità di concentrarsi sul testo e tutto questo perché la mentalità di Dante è più lontana dalle modalità di pensare e sentire nei quali siamo stati cresciuti. Ciò che ci serve non informazione ma conoscenza: il primo gradino della conoscenza è riconoscere le differenze tra la sua forma di pensiero e di sentire e le nostre. Anche dare grande importanza al Tomismo, o al Cattolicesimo, può condurci fuori strada nell’attirarci troppo su queste differenze che sono interamente rivenienti da formulazioni intellettuali. Il lettore inglese deve ricordare che se anche Dante non fosse stato un buon Cattolico, anche se avesse trattato Aristotele o Tommaso con indifferenza scettica, la sua mente non sarebbe per questo più semplice da comprendere; le forme dell’immaginazione, la fantasmagoria e la sensibilità sarebbero comunque strane per noi. Dobbiamo imparare ad accettare queste forme: e questa accettazione è più importante di qualsiasi cosa possa essere chiamata nozione. C’è quasi un momento preciso di accettazione nel quale una Nuova Vita inizia.

Ciò che ho scritto è, come ho promesso, non una introduzione allo studio, ma un breve resoconto della mia particolare introduzione ad esso. In sintesi, potrebbe essere osservato che scrivere in questo modo di uomini come Dante o Shakespeare è davvero meno presuntuoso dello scrivere di uomini di minor spessore. L’enorme vastità del soggetto lascia una possibilità che uno possa avere qualcosa da dire che meriti di essere detto; laddove con uomini di minor spessore, soltanto un dettagliato e specifico studio è probabile giustifichi parlare di loro in assoluto.