Nel 1957 la Garzanti ha pubblicato il volume Ezra Pound Saggi letterari. Esso contiene una raccolta di saggi di critica letteraria (saggi e recensioni) scritti dal poeta dal 1910 in avanti e scelti da T.S. Eliot.

Nel primo dal titolo Uno sguardo indietro leggiamo:

“Nella primavera o nella prima estate del 1912, H.D. (Hilda Doolittle), Richard Aldington e io decidemmo di essere d’accordo sui tre seguenti principi: 1. Trattamento diretto della <cosa>, soggettiva o oggettiva che sia; 2. Non usare assolutamente nessuna parola che non contribuisca alla presentazione poetica; 3. Riguardo al ritmo: comporre secondo il ritmo della frase musicale, non secondo il ritmo di un metronomo.”

E ancora e a parziale spiegazione:

“Una <immagine> è ciò che presenta un complesso intellettuale ed emotivo in un istante di tempo. …. E’ la presentazione di un tale <complesso> istantaneamente che dà quel senso di improvvisa liberazione, quel senso di libertà dai limiti del tempo e dello spazio, quel senso di improvviso sviluppo che oroviamo alla presenza della più grandi opere d’arte”

E ancora:

“Non si adoperi alcuna parola superflua, alcun aggettivo che non riveli qualcosa. ….. Bisogna aver paura delle astrazioni. Non si torni a dire in versi mediocri ciò che è già scritto in buona prosa.”

E infine:

Credo in un <ritmo assoluto>, un ritmo poetico, cioé, che corrisponde esattamente alla emozione o alla sfumatura di emozione da esprimere. Il ritmo di ognuno dev’essere interpretativo, e sarà dunque, in fin del conti, il suo proprio ritmo, che non imita nulla e non può essere imitato. …. Credo che si dovrebbe usare il verso libero solo quando si è obbligati a farlo, vale a dire, solo quando la <cosa> si erige da sé un ritmo più bello del ritmo dei metri fissi, o più reale, più partecipe del sentimento della <cosa>, più appropriato, intimo, interpretativo, della cadenza del verso accentato regolare; un ritmo che ci rende insoddisfatti dei giambi e degli anapesti tradizionali.”


Penso che queste annotazioni debbano essere imparate a memoria prima di scrivere alcunché.