Quando dico che dipingo un sorriso di approvazione appare sulla faccia del mio interlocutore.

“Che bella cosa” di norma è il commento. O esclamazioni simili.

La pittura è considerata una attività rilassante, non impegnativa, in qualche modo curativa. Una sorta di gioco enigmistico che tiene attiva la mente col grande vantaggio che regole, tempi, durata e modi possono essere scelti da chi la pratica, dato che, è noto, le avanguardie del novecento hanno sdoganato ogni linguaggio o forma artistica.

Quando si accetta un orinatoio come arte, allora non c’è alcun limite o possibilità che ci si capisca dentro un’acca – pensa la gran parte della gente comune.

La cosa cambia se uno è un artista affermato a livello nazionale o internazionale. Lì subentra quell’aria di mistero e di sostanziale disinteresse propria di quelli che ce l’hanno fatta in maniera tanto incomprensibile quanto evidente. E’ un po’, in questo caso, come quando uno conosce uno pieno zeppo di quattrini: la disponibilità finanziaria rimuove sia ogni ostacolo che ogni desiderio di comprensione.

Negli altri casi, quelli dei pittori “normali”, quelli che dipingono, disegnano, vedono gente, fanno mostre, vendono, la reazione è il sorriso di approvazione che si diceva, accompagnato, quando si mostra loro una o più opere, da due possibili reazioni: il silenzio oppure, di nuovo, un “bello” pronunciato con varie sfumature di entusiasmo. Il silenzio, è evidente, corrisponde alla stroncatura più severa. Il “bello”, invece, significa di norma “che bei colori” oppure è, nuovamente, una generica approvazione per una attività, la pittura, che è noto danni non fa.

“Mai che uno che ti dica che gli piace o non gli piace perché….” si lamentava un giorno un amico pittore.

Qui la questione si biforca: da un lato il linguaggio dell’arte ha sviluppato nell’ultimo secolo abbondante una ortografia e una sintassi ignoti ai più, dall’altro la pittura viene avvertita socialmente parlando come un lusso.

Se dalla prima il tempo salverà gli artisti, chiarendo quali siano le regole primarie del linguaggio, così che tutti possano usarle o leggerle senza problemi, dalla seconda, invece, non c’è scampo. La pittura, sì va bé, è bene che esista, ma anche se non ci fosse il mondo andrebbe avanti lo stesso. Nes pas?

Che il contributo di idee e di pensiero che i pittori esprimono attraverso le proprie opere si congiunga con tutta l’altra produzione artistica (letteratura, scultura, musica e cinema) per definire il nostro comune sentire e che anche attraverso quel contributo la società evolva in una direzione piuttosto che in un’altra è fatto che sfugge ai più. E che anzi proprio la pittura spesso funga da laboratorio per elaborare un nuovo sentire e un nuovo modo di vedere (e capire) il mondo, svolgendo in questo un ruolo di sperimentazione rispetto per esempio al cinema, ecco questo è proprio incomprensibile, quasi che stessimo parlando di fisica subatomica o di dimensione dell’universo.

La pittura è questo ed ogni pittore che svolga il proprio mestiere con onestà nel proprio ambito, piccolo o grande che sia, sviluppa nuovi linguaggi e nuovi modi di vedere la realtà, accostando colori e forme, usando materiali e violentandoli, stressando concetti e figure, muovendosi con libertà tra il già detto e l’indicibile. Grazie pittura.