E’ un documentario. E’ a tratti eccessivamente agiografico nei confronti di Sebastião Salgado e non potrebbe essere diverso (forse) visto che lo scopo del film è raccontarne la vita e l’esperienza, ma, ciò detto, il film va visto.

Nato nel 1944, unico maschio in una famiglia con sette sorelle non stupisce che il giovane Sebastião fin da giovane abbia voluto fuggire dalle mura domestiche. All’inizio non sapeva che fare. Economia, legge. A ventanni conosce e si innamora di Lélia (lei ne ha 17), tre anni dopo si sposano e ad un certo punto, trasferitisi a Parigi, lei compra per sé una macchina fotografica. Ma la usa lui. E’ l’inizio di una carriera che lo porterà ad essere uno dei fotografi di punta della celeberrima agenzia Magnum prima di rendersi indipendente. (se c’è un caso emblematico in cui l’amore matrimoniale e il pieno supporto e aiuto da parte di una moglie avvalorano il talento del marito questo ne è il paradigma – se Salgado ha fatto quel che ha fatto, un monumento va eretto anche alla moglie)

L’inizio e i primi passi della carriera di Salgado si svolgono quindi in quel milieu culturale e sociale che è stato il 1968. Il suo interesse per il “sale della terra”, gli ultimi, i diseredati viene in gran parte da lì.

Fatto sta che i suoi lunghi reportage in ogni parte del mondo sono lancinanti. Il suo modo di lavorare e di fotografare non è mai cambiato negli anni: scelto un luogo o un tema vi si dedica anima e corpo per lunghissimi periodi, rimanendo assente da casa mesi e anni (tanto che il co-regista del film – suo figlio – dice che è stato spinto a collaborare a quest’opera per conoscere meglio il padre).

Nascono così i reportage in Portogallo, in Africa, in Sud America e nelle fabbriche dell’Occidente.

Senza cercare l’effetto tragico, le sue fotografie, rigorosamente in bianco e nero, immortalano volti, masse umane, esodi, miniere, guerre e fabbriche.

Ripeto, magari scivolando velocemente sul progetto Instituto Terra (ma anche quello testimonia un certo modo di concepire la propria presenza umana) o sul servizio fotografico sui Leoni marini o le Balene, il film va visto e rivisto.