Qualche sera fa visto su Rai Movie il film francese Mustang della Ergüven. Turchia, ai giorni d’oggi. Storia di cinque sorelle orfane prese in casa dalla nonna e da uno zio. Commovente anche se la facilità con la quale le cinque sorelle orfane riescono ripetutamente ad eludere i controlli apparentemente rigorosissimi da parte della famiglia lascia un poco perplessi. Più la famiglia pone ostacoli e sbarre, più le ragazze si ingegnano per sottrarsi ad ogni imposizione.

Non che il film non sia realistico, anzi. L’atmosfera pesante di una famiglia patriarcale musulmana nella campagna turca è assolutamente ben descritta e rappresentata, così come i vari passi che conducono ad una repressione prima e al matrimonio combinato dopo.

Il desiderio di una vita che a noi occidentali appare normalissima se non banale in loro è innanzi tutto una insopprimibile voglia di libertà e divertimento. Il bagno in mare, l’avventura allo stadio, la fuga notturna sono tutti esempi. La complicità femminile che porta le donne del paese a coprire la loro gita allo stadio (aperto solo al pubblico femminile a causa delle ripetute violenze di quello maschile) presto si trasforma nella decisione di sbarrare con inferriate porte e finestre di casa e affrettare i tempi del matrimonio per tutte, salvo che per la più piccola decenne.

Se quel desiderio di libertà personale a noi sembra del tutto normale, in effetti per la nonna e le altre donne anziane è assolutamente altrettanto normale una situazione nella quale maschi e femmine sono strettamente divisi, con le donne assolute padrone delle mura domestiche e del destino delle femmine, mentre gli uomini lavorano e controllano che la morale comune sia rispettata (salvo magari violentarle nel silenzio della notte).

La storia ha un lieto fine, ma solo per le due più piccole. Le due più vecchie sono condotte in sposa (ma una – la più testarda – sposa chi vuole lei), mentre quella di mezzo alla idea di dover sposare uno sconosciuto – dopo essere stata ripetutamente violentata dallo zio – si toglie la vita.

Bello, ben scritto e recitato, con varie sfumature poetiche e fantastiche, il film offre una buona testimonianza delle contraddizione della Turchia oggi. Se si può, va visto.