Preparando una tela e passando e ripassando con cura e pazienza mani sulla tela in maniera tale da renderla pronta poi al dipinto “vero”, ripenso alla pittura analitica, al suo concentrarsi sul grado zero della pittura, quello appunto di stendere mani monocromatiche di colore, con rigore e metodo, magari aiutati dal suono delle nenie dei primitivi americani, magari fatti o disfatti da fumi e pasticche, in diretto colloquio con Dio, mentre la mano ferma spinge la penellessa su e giù per la tela.

Quante bufale ha retto il mercato all’insegna del nuovo, del mai detto, del rigore della ricerca e della astrazione? Tante.

La pittura analitica è una di questa e se vogliamo neanche la peggiore. Certo Rothko è di un’altra galassia.

Siamo in pieno barocco e la regola continua ad essere una e soltanto una: stupire.

Augh.

rothko