Torno al post precedente. La pittura analitica, in grande spolvero negli anni settanta, rifletteva sul “fare pittura”, sui gesti, i materiali, il metodo.

Ecco: il metodo. Ogni artista ha il proprio. E’ importante, fondamentale, essenziale direbbero i notai e i filosofi, definirne e averne, esserne, uno.

Questo però non esaurisce l’universo pittorico, che è racconto, ricordo, annotazione, copiatura, linee, colori, spazio entro il quale il pittore invita lo spettatore ad entrare, a girarsi intorno, osservando particolari, piccole cose, a destra, sinistra, sopra, sotto, per poi allontanarsi, uscirne e poi rientrare.

Questa è pittura e il metodo, il metodo pittorico è ciò che rende possibile ogni volta il miracolo o il disastro.

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