continuo.

Allo stesso modo Ulisse invisibile nel corno della fiamma che si muove.

Lo maggior corno della fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando
pur come quella cui vento affatica.

Indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori e disse: “Quando

mi disparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso Gaeta.

È una creatura di pura immaginazione poetica, che può essere colta al di fuori del luogo e del tempo e della struttura del poema. L’episodio di Ulisse può colpirci di primo acchito come una specie di fuga, una irrilevanza, una auto assoluzione da parte di Dante che si prende una vacanza dalla struttura cristiana. Ma quando poi conosciamo l’intero poema, riconosciamo quanto astutamente e in maniera convincente Dante sia riuscito a ritrarre uomini veri, i suoi contemporanei, amici, e nemici, personaggi storici a lui vicini nel tempo, figure bibliche e leggendarie e figure della letteratura antica.

Egli è stato rimproverato o accusato maliziosamente di aver soddisfatto suoi rancori personali mettendo all’Inferno uomini che conosceva e odiava; ma essi, così come l’Ulisse, sono trasformati completamente; poiché reali e irreali sono tutti rappresentazioni di tipologie di peccati, di sofferenze, di colpe e di meriti, e tutti diventano della stessa realtà e contemporaneità.

L’episodio dell’Ulisse è particolarmente leggibile, credo, per la sua narrazione continua e lineare, e perché per un lettore inglese la comparazione con il poema di Tennyson – un poema perfetto – è molto istruttiva. Vale la pena notare il grado di semplificazione molto maggiore in Dante. Tennyson, come molti altri poeti, come la maggior parte di quelli che possono essere chiamati grandi poeti, deve raggiungere il suo obiettivo con un certo sforzo. Di conseguenza il verso sul mare che

mouns round with many voices
(Geme tutt’intorno con molte voci)

davvero un esempio perfetto di Tennyson-Virgilianismo, è troppo poetico se comparato con Dante, ovvero con la poesia più grande. (soltanto Shakespeare può essere così poetico senza dare l’impressione di sovraccaricare, o di distrarci dal tema principale:

put up your bright swords the dew will rust them)
(prendi le tue spade luminose o la rugiada le arrugginirà)

Ulisse e i suoi compagni oltrepassano le colonne d’Ercole, che lo stretto passaggio

Ov’Ercole segnò li suoi riguardi
acciocché l’uom più oltre non si metta

O frati’, dissi, ‘che per cento milia
perigli siete giunti all’occidente,
a questa tanto piccola vigilia
de’ vostri sensi, ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperienza
di retro al sol, del mondo senza gente.
Considerate vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza.

E loro vanno avanti fino a che all’improvviso

N’apparve una montagna bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non n’aveva alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto:
ché dalla nuova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fe’ girar con tutte l’acque,
alla quarta levar la poppa in suso,
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che il mar fu sopra noi richiuso.

La storia di Ulisse, come narrata da Dante, si legge come un semplice racconto, come una storia di mare; l’Ulisse di Tennyson è innanzi tutto un poeta ben conscio di se stesso. Ma il poema di Tennyson è piatto, ha solo due dimensioni; non c’è niente più di ciò che un inglese medio, con un certo amore per la bellezza verbale, può vedere. Non abbiamo bisogno, per iniziare, di sapere quale montagna fosse o cosa significhino le parole “com’altrui piacque” per sentire che ciò che Dante dice ha altri significati.

Vale la pena sottolineare quanto sia stato opportuno che Dante abbia introdotto tra i tanti suoi personaggi storici almeno uno che anche per lui non poteva che essere letterario.  Così facendo l’Inferno può essere meno accusato di meschinità o arbitrarietà nella selezione di Dante dei dannati. Ci ricorda che l’Inferno non è un luogo, ma uno stato; che possono essere dannati o benedetti sia le creazioni della sua immaginazione tanto quanto gli uomini che hanno davvero vissuto; che l’Inferno, pur essendo uno stato, è uno stato che può essere solo pensato, e forse anche vissuto, attraverso la proiezione di immagini sensoriali; e che la resurrezione del corpo ha forse un significato più profondo di quanto noi capiamo. Ma queste sono riflessioni che vengono solo dopo molte letture; e non sono necessarie per la prima gioia poetica.