Da Mario Rocca ricevo:

Il sole copriva le strade del paese.
Tagliando l’afa in bicicletta Claudio pedalava in cerca di un filo d’aria e di una idea.
Pedalando guardava le persone che camminavano. Pelli sudate, capelli appiccicati, eppure andavano, si fermavano, parlavano. Facile intuire i discorsi, la spiaggia, le vacanze, il caldo, la mancanza di soldi, la crisi.

Crisi di idee, pensava Claudio continuando a pedalare, quella sì che è molto più importante.

Claudio è un artista. L’artista è uno che crea, deve continuare a creare, l’importante al giorno d’oggi è l’idea creativa. Il problema è che l’idea non c’è. L’idea deve per forza essere nuova, deve colpire, stupire.

Le pedalate sono sempre più stanche, la calura avvolge, il pensiero si fa pesante, non fluisce, si blocca.
Davanti al panettiere Claudio si ferma. Scende dalla bicicletta e l’appoggia contro il muro, entra, strappa il numero, ormai ciò è una prassi in tutti i negozi, guarda gli scafali per scegliere il tipo di pane da acquistare.

“Buongiorno Maestro” una voce lo distrae. Si volta e vede un gallerista che non incontrava da tempo. “Ciao, come stai, anche tu per pane.” risponde continuando a pensare cosa prendere. “Sono arrivato ieri sera. Come va, lavori?” “Poco, il caldo, l’afa, la mancanza di idee. È un momento no.”

“La crisi è dappertutto.” “La galleria come va, riesci a far qualcosa?” “Manca il liquido, la gente ha paura, non compra. Mi sono salvato quest’anno solo con qualche vendita in Svizzera.” rispose il gallerista.

“E’ un periodo nero, anche altri galleristi che conosco non riescono a lavorare. In più mancano le idee, qualcosa di nuovo….” disse Claudio guardando il negozio pieno di gente. “dovresti vendere la galleria e mettere su una panetteria.

Proprio in quel momento scattò l’idea. Claudio guardò l’altro con altri occhi e disse: “Senti, si potrebbe fare del pane in forme strane poi appenderlo al muro e il giorno stabilito spezzarlo e darlo da mangiare. Bocconi d’arte. Opera da consumare. L’arte ingoiata, masticata.”

“Buono, buono, bene, si fa. Si deve fare. Fantastico. Ecco l’idea che ci voleva!” con eccitazione rispose il gallerista.

Sono passati due mesi. Nella piazzetta, un signore anziano seduto su di una panchina accarezza il suo cane. Distrattamente guarda le vetrine illuminate del negozio di fronte. Molte persone entrano, qualcuna esce masticando.

La galleria è piena di visitatori, è il giorno dell’inaugurazione. Tutti chiacchierano, conversano. Il gallerista salta da un gruppo all’altro facendo battute, illustrando l’happening. La gente beve e mangia pezzi di focaccia all’olio che Claudio, seduto su di una panca dietro ad un tavolo, strappa direttamente con le mani e offre a tutti gridando “mangiate ingozzatevi d’arte, arte da deglutire, siamo affamati d’arte…”

Un critico prende la parola, “Finalmente l’arte è ritornata ad essere cibo per l’anima e per il corpo. L’arte come metafora del nutrimento dell’uomo.”

L’uomo seduto fuori col cane non capisce bene cosa c’è in quel negozio. Ad un certo momento scorge uscire un suo amico che si ferma sul marciapiede. Questi si pulisce le mani con un tovagliolo di carta, poi lo vede alza la mano e lo saluta. Getta la carta in un cestino dei rifiuti e s’incammina verso di lui. Arrivato gli si siede vicino.

“Sei andato a mangiare a scrocco?” dice il primo. “Sono passato davanti, vedendo della confusione sono entrato a vedere quello che stava succedendo. Una ragazza mi ha offerto un bicchiere di vino, un altro, un personaggio strano, seduto dietro un tavolo, gridava e mi ha messo un mano un pezzo di focaccia strappata con le mani.” Rispose l’altro.

“Ma cos’è un nuovo panettiere?” “Penso di si, non ho capito bene. Tutti vogliono fare gli strani… ma il vino sapeva di rosa e la focaccia era cruda e non sapeva di niente. Ti dico che li dentro non mi ci vedono più. Dì quello che vuoi, ma la focaccia migliore è sempre quella di Dria. Hanno voglia di dire, a fare novità… fare la focaccia è un’arte e l’arte non è una belinata qualsiasi.