Questo blog non si occupa, se non rarissimamente, di politica, ma ciò che sta accadendo in queste ore del 24/2/22 è troppo per non accendere il bisogno di un commento. La Russia sta invadendo l’Ucraina.

Putin, oligarca russo, dittatore, ha fatto nelle scorse ore discorsi ed ha agito come solo Hitler prima di lui, nella storia recente. Chi voglia vedersi il film “Sull’orlo della guerra” si ritroverà in maniera evidente nelle pretese di Hitler sui Sudeti in quelle di Putin sulle zone orientali dell’Ucraina e sull’Ucraina stessa.

Questo non significa che Putin abbia intenzione di conquistare l’Europa militarmente: significa solo che gli argomenti ideologici usati in questo caso sono gli stessi di allora e che se qualcuno ha per qualche ora o giorno coltivato l’illusione che non si sarebbe passati all’azione ha dato prova di ingenuità.

L’impressione è che la Russia spalleggiata dal silenzio della Cina sia arrivata al punto di voler sollevare il manto della ipocrisia e della ideologia occidentale.

L’Ucraina è una nostra alleata? Taiwan lo è?

Siamo sicuri che in una epoca quale la nostra (grande complessità e interscambio economico) le sanzioni economiche e non le armi abbiano un potere di deterrenza? L’occidente ha a sufficienza materie prima e fabbriche di prodotti per poter rinunciare agli interscambi con Russia e Cina? Società maggiormente militarizzate come quelle russe e cinesi reggono meglio o peggio una sempre maggiore autarchia rispetto alle libere società occidentali?

Domande retoriche.

Russia e Cina sembrano stufe di subire parole e atti da parte di chi si arroga il diritto di mantenere confini e zone di influenza anche ben al di fuori delle proprie consolidate alleanze militari.

L’Ucraina è la cartina di tornasole per il futuro di Taiwan e di molti territori fin qui contesi e che hanno beneficiato di un regime da porto franco.

Se l’Ucraina è nostra alleata, allora dobbiamo agire con la forza. Se non lo è, pace all’anima sua. Tornerà russa come è stata dal 1900 in avanti fino alla caduta del muro di Berlino.

L’indignazione a parole dei nostri leader occidentali e il ricorso a reiterate sanzioni per ora non ancora attuate lasciano intendere che abbiamo già sacrificato l’Ucraina al destino russo. Peraltro le sanzioni sono simili ai vari protezionismi: rendono difficili e più costose le cose che comunque avvengono, tramite contrabbando e triangolazioni varie. Aver bandito l’alcool non ha impedito agli americani di bere, così come il divieto del commercio di stupefacenti non ha fermato la diffusione di cocaina ed eroina nelle nostre città. Impedire alle merci e al denaro di muoversi è come sperare di fermare l’acqua presente in falda. In qualche maniera passerà.

Peraltro noi blocchiamo il nostro export e pretendiamo che invece l’import continui?

La speranza flebile in Russia, assente in Cina, è che frange di quelle società si ribellino a quanto imposto dai loro oligarchi e dittatori e costituiscano reali alternative. Come favorire e alimentare questa speranza è cosa di cui nessuno parla. Forse perché nessuno lo sa.