Si sa: Howsbawn definì il 1900 il secolo breve in un fortunato saggio pubblicato nel 1994 (in italia l’anno seguente). Quel secolo, infatti, secondo lui va dal 1914 al 1989. In tre opere precedenti lo stesso storico inglese raccontò quello che, a contraris, venne definito secolo lungo, partendo, dal punto di vista storico, dal 1879 al 1914.

Ora il mio mestiere non è quello dello storico e, per la verità, neanche quello del critico letterario, ma semplicemente quello del lettore. Ebbene come lettore annoto banalmente che l’ottocento è stato il secolo della fondazione della nostra coscienza europea e occidentale.

Hugo, Balzac, Dumas, Tolstoj, Manzoni, Gogol, Dickens, Dostoevskij, Whitman, Nietzsche, solo per citarne qualcuno: ogni paese ha il suo o i suoi campioni nazionali, le cui opere hanno formato e formano, come dicevo, il cuore della nostra coscienza sociale.

Secolo di storie esemplari, secolo di storie degli ultimi, dei miserabili, storie di storia, storie di grandi cambiamenti sociali, che quelle opere hanno in parte seguito e in parte guidato. Storie che si sono imposte sulle fortune e sfortune dei loro autori.

Hugo, sposo ventenne, ha avuto 5 figli, di cui una sola, l’ultima gli è sopravvissuta peraltro rinchiusa in un manicomio. Gli altri gli sono morti giovani o giovanissimi, mentre lui, Hugo campava 83 anni. Tolstoj, 13 figli, di cui 5 morti in culla. Dostoevskij, carcerato in Siberia, condannato a morte, salvato il giorno dell’esecuzione sul patibolo. Manzoni, 10 figli, di cui 8 morti prima dello scrittore. E via così: altri tempi, altra tempra. Fare figli era naturale come accendere la tv la sera e il rapporto con la famiglia era meno stressato e stressante: c’era una coscienza nazionale da far crescere.

Per questo quel secolo, l’ottocento, è stato anche da un punto di vista letterario un secolo lungo, pieno, denso.

Riscoprirlo, riscoprirne gli autori, l’afflato politico e sociale significa rendersi conto, toccare con mano, quanto il sogno europeo che i nostri padri sognarono non nacque solo dalla coscienza dettata dall’orrore nazista, ma da un lungo cammino comune che proprio in quel secolo trovò semenza e terreno.

Come si sa, senza la rivoluzione politica francese e quella industriale inglese noi non saremmo gli italiani che siamo, non saremmo i cittadini che siamo, gli uomini che, a fatica, cerchiamo di essere.