Confesso: non volevo andare a vederla. Cosa altro scoprire di Lichtenstein che non fosse già visto, com-preso, vissuto?

Sbagliavo e fortunamente la sorte ha corretto le mie intenzioni.

Ero al Mudec per l’inaugurazione della mostra di Liu Bolin, annoiato da un catering senza vino, quando un addetto mi ha permesso di visitare anche la mostra del maestro della pop art.

La meraviglia dei colori, delle tecniche, della fantasia rappresentata da una serie (numerosa) di lavori senza fumetti, sentirlo ammettere d’essere un grafico, la precisione tagliente di linee e toni sono stati una nuova scoperta.

Soprattutto l’estrema consapevolezza tonale dopo giorni è ancora presente in me, una “tavolozza” di una semplicità disarmante, ma giocata tutto sul tono e la luminosità così da renderne la povertà una ricchezza.

Notevole.

E ancora: la continua lezione sulla tecnica e sui materiali, elemento ormai imprescindibile del fare arte.

Bellissimo. Merita viaggio e biglietto.

Ps: non ho fatto foto alla mostra e come vedete quelle in rete non rendono grazia alla vastità dell’esposizione (più di 100 opere), però in rete ho trovato due video molto interessanti che riproduco qui.

Ps2: è la seconda mostra che visitò pensata e preparata da Gianni Mercurio. Chapeau. Grande lavoro. Grazie al sig. Mercurio.