Come detto, questa è una personale traduzione del testo che Eliot scrisse nel 1929. Io non sono un anglista, non sono un professore, non insegno lingua, né letteratura inglese o italiana. Ciò che segue, diciamo, sono appunti personali. Se possono essere utili a qualcuno, meglio.


Nella mia personale esperienza nell’apprezzare la poesia ho sempre pensato che meno conoscevo di un poeta e del suo lavoro prima di iniziare a leggerlo, meglio era.
Una citazione, una critica, una recensione entusiastica possono benissimo essere la scusa per leggere un autore, ma una accurata preparazione di natura storica e biografica sono sempre state per me un ostacolo alla lettura.

Non sto difendendo una scarsa scolarizzazione e ammetto che una tale esperienza portata alla sue ultime conseguenze sarebbe difficilmente applicabile allo studio del Latino o del Greco. Ma con autori della propria lingua e anche con alcuni di quelli che si esprimono in altre lingue moderne ciò che affermo è possibile. Quantomeno è meglio essere spinti ad acquisire conoscenze perché una poesia di piaciuta, piuttosto che presupporre che una poesia ti sia piaciuta perché avevi acquisito conoscenze. Mi ero appassionatamente innamorato di alcuni poemi francese ben prima di essere in grado di tradurre due versi. Con Dante la discrepanza tra piacere e comprensione era ancora maggiore.

Non consiglio a nessuno di posporre lo studio della grammatica italiana fino a quando non ha letto Dante, ma certamente c’è una immensa quantità di conoscenze che fino a quando uno non ha letto qualcosa del suo poema con intenso piacere – cioè col piacere che si può trarre da qualsiasi poema – è indesiderabile.

Con questa affermazione sto evitando due possibili estremi della critica. Il primo è affermare che la comprensione della struttura, della filosofia, dei significati reconditi dei versi di Dante sia essenziale per apprezzarlo; e d’altra parte un altro potrebbe dire che quelle cose sono abbastanza irrilevanti, che la poesia nel suo poema sia un’unica cosa, che può deliziare anche senza lo studio il quadro d’insieme che è servito all’autore per produrla, ma che può non servire al lettore per apprezzarla. Quest’ultimo errore è quello prevalente ed è probabilmente la ragione per la quale la conoscenza di molti della Commedia si limita all’Inferno e persino solo ad alcuni suoi passi. Il piacere della Divina Commedia è un processo continuo. Se fin dal principio non ci trai nulla, probabilmente non ci riuscirai mai, ma se fin dal primo assaggio se ne trae subito qualche shock di intensità poetica, nulla se non la pigrizia può far interrompere il desiderio di conoscerne sempre di più.