Pare a furor di popolo sono state prorogate fino al 22 maggio prossimo le mostre dedicate a Giovanni Gastel (1955-2021) dal titolo I gioielli della fantasia e The people I like.

Ieri l’altro andammo.

E’ noto che il passato remoto è il modo del verbo passato passato, senza più effetti sul presente. Ecco esso è decisamente appropriato per la mostra The people I like, che poi è quella principale. La sua visine non lascia effetti sul presente. Più di 200 ritratti pesantemente passati per la post produzione, illuminati da quella che ormai è all’interno dei confini italici chiamata luce D’Urso (ma anche Vernier o Berlinguer), nei quali l’umanità è tutta simile e tutta bella. Salvo un paio di casi, negli altri il risultato è sconfortante. Ok, va bene: non è che uno deve fare un ritratto per far emergere il lato paradossale di un profilo, lo sgorbio di un naso, il cratere della pelle o il solco da Monument Valley di una ruga, ma a tutto c’è, o dovrebbe esserci, un limite.

Per avventura ieri siamo stati alle Gallerie di Italia a vedere la mostra detta Grand Tour all’interno della quale sono collocati anche numerosi ritratti di dame, conti e principi. Ecco anche loro non credo chiesero al pittore di evidenziare le proprie brutture, ma mentre in quelli, i dipinti, la fisiognomica di ciascuno è rispettata, in questi, le fotografie, tutto è appiattito da una luce folgorante che acceca e rende divinità anche il gobbo di NotreDame.

Evidentemente questo era l’intento di Gastel: magnificare quelli che riteneva gli dei dell’epoca moderna. E già perché negli oltre 200 ritratti, eccezion fatta per Obama e Sottsass, manca la gente, manca l’umanità, il difetto, la perplessità, il dubbio. In sintesi non vale il biglietto. Per vedere quel genere di ritratti basta sfogliare qualsiasi rotocalco di moda o costume.

Al contrario molto, ma molto interessante la mostra, sempre di Gastel, chiamata I gioielli della fantasia. Qui la cartellonistica dà conto del metodo usato con risultati in alcuni casi clamorosamente belli, in altri meno, ma sempre interessanti. Il metodo ha consistito nel ritrarre la modella senza gioielli in pose plastiche. Poi, una volta stampata la foto (una Polaroid), sovrapporre il gioiello e poi rifotografare il tutto. Molto interessanti e spesso belle. Per queste il viaggio (biglietto) vale la pena.