Domenica pomeriggio siamo stati a visitare la Fondazione Rovati in Corso Venezia 52 a Milano.

Avevo letto di questa fondazione mesi fa alla sua apertura al pubblico come di un raro (rarissimo, unico) caso di commistione tra archeologia etrusca e arte moderna e contemporanea.

Luigi Rovati, medico, ricercatore e imprenditore farmaceutico, seguendo la propria passione aveva collezionato un importante numero di reperti etruschi. Nel maggio dello scorso anno la famiglia ha deciso di far confluire questa importante collezione in una Fondazione che è stata intitolata, appunto, a Luigi Rovati.

Le attese sono state ampiamente corrisposte: non solo la ristrutturazione del palazzo di Corso Venezia meriterebbe essa sola una visita (il piano ipogeo credo possa definirsi da un punto di vista architettonico un capolavoro), ma la quantità e qualità dei reperti etruschi uniti ad una essenziale presenza d’arte moderna e contemporanea rendono il tutto un unicum che vale assolutamente il biglietto.

Come dicevo la visita si divide tra il piano ipogeo nel quale sono esposti i capolavori etruschi e alcune piccole opere di Giocometti, De Dominicis, Martini, Fontana e il primo piano (piano nobile), nel quale invece le opera d’arte moderna e contemporanea (tra tutti un bel De Chirico, ma anche Wahrol, Ontani, Ai Weiwei) sono numericamente superiori agli esempi archeologici, anche se va detto il mix risulta al termine equilibrato.

Certamente è bene non accedere alla Fondazione attendendosi una collezione d’arte: la sostanza è costituita dagli incredibili e bellissimi pezzi etruschi, ma l’accostamento con alcune opere è certo suggestivo.

Come detto vale il biglietto.

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